L’innovazione per l’industria italiana

Articolo scritto per un numero speciale di Media 2000 curato da Roberto Saracco.

1. Un punto di svolta

Le imprese italiane si trovano di fronte ad un importante punto di svolta, quello che nel mondo anglosassone si chiama inflection point. All’uscita dalla crisi esse devono cogliere le sfide e le opportunità offerte dalle nuove tecnologie per innovare in modo profondo e diffuso prodotti, processi e servizi. Non è più possibile affidarsi a svalutazioni competitive, né a politiche protezionistiche che ci isolino dai nostri competitor. Dobbiamo valorizzare le tante qualità che contraddistinguono le nostre imprese e i nostri territori, senza paure o timori reverenziali, per rilanciare con forza il nostro percorso di sviluppo e di crescita.

2. Il senso del cambiamento

Cosa significa cambiare, innovare? Purtroppo, troppo spesso in troppe imprese l’innovazione viene interpretata e vissuta solo come il rinnovamento dei macchinari e delle linee di produzione. Ovviamente, è utile introdurre tecnologie più moderne e quindi migliorare i processi produttivi. Ma è solo una parte del processo di innovazione e, tendenzialmente, certamente non quella più critica o strategica.

3. Il ruolo del pubblico

Il Pubblico deve sostenere questo processo in quanto strategico e vitale per il futuro del nostro Paese. Ma il suo intervento deve essere da un lato rispettoso dell’autonomia e dell’indipendenza della società civile e, dall’altro, deve costituire uno strumento di accelerazione e abilitazione dei processi di innovazione e non come un improprio strumento dirigista che limiti la libertà di imprese e imprenditori.

4. Il ruolo delle imprese

Le imprese devono affrontare tre grandi sfide.

  • L’innovazione non è gratuita. Non è detto servano sempre grandi risorse economiche, ma illudersi che si possano introdurre cambiamenti sostanziali senza investimenti è sbagliato ed estremamente dannoso.
  • L’innovazione non è esente da errori, ma deve cercare di “sbagliare in fretta” (“fail quick & cheap”). Innovare vuol dire rischiare e quindi anche fallire. Il punto non è evitare il fallimento, quanto ridurne gli impatti e imparare da ciò che non ha funzionato. Inoltre, è vitale cercare di “sbagliare in fretta”, così da limitare i danni e trarre il massimo beneficio in termini di esperienza e conoscenza acquisita. Infine, come dice Davide Oldani, “bisogna accettare solo errori nuovi”: se ripeti gli stessi errori vuol dire che non hai imparato alcunché.
  • L’innovazione deve basarsi sulla comprensione della domanda latente: bisogna conoscere i clienti e non ascoltarli. Quando li ascolti, spesso è troppo tardi. Quale chiente ha chiesto l’iPhone a Steve Jobs?

5. Il ruolo del mondo della ricerca e dell’innovazione

Gli enti di ricerca e innovazione e le università devono saper declinare le proprie attività in modo da accompagnare questi processi allineando i propri processi e le proprie strutture operative a quelle che sono le dinamiche e le esigenze poste dai tempi e ritmi dei processi innovativi. Non è facile e non è detto debba essere fatto utilizzando le stesse strutture e gli stessi modelli utilizzati per ricerca di lungo periodo o la formazione curriculare classica. A sfide nuove e complesse serve rispondere con strumenti adeguati e coerentemente strutturati. Solo in questo modo saremo in grado di contribuire in modo organico e diffuso alla crescita complessiva delle nostre imprese e conseguentemente anche del Paese tutto.

Insegno Informatica al Politecnico di Milano e lavoro al Cefriel. Condivido su queste pagine idee e opinioni personali.

Insegno Informatica al Politecnico di Milano e lavoro al Cefriel. Condivido su queste pagine idee e opinioni personali.